Posts Tagged ‘amore’

Meravigliarsi

lunedì, aprile 19th, 2010

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faccia con impronta, Cecilia 2009
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è quell’attitudine allo stupore epidermico
quel brivido introverso che ti allarga gli occhi d’impercettibili centimetri,
ti scompone lo sguardo in un caledoscopio d’innumerevoli io a bocca aperta

a Formentera ero tua passeggera sopra quella moto a dune,
ad ogni chilometro
perdevo coscienza davanti a quello spettacolo di erbe lunghe,
verdi, miracolate dal sole
e svenivo d’amore con la bocca piena di moscerini,
non complice e complice la velocità moderata e lo smoderato uso di hierbas

La luce dell’isola era perfida
per qualsiasi istruzione sul buon senso
ed io m’innavoravo ignorante e subdola
perché sapevo che non vedevi l’ora
di buttare via le tue braccia nel mio collo cestino

E

Oggi mia figlia era nel penultimo vagone della linea 8
e la vedevo pensare, misteri confusi
le attraversavano gli occhi come minuscole raffiche di vento immaginato

dietro di lei tre bambini ebrei con basette lunghe e kippah,
un nero vestito di giallo, una donna indiana coi baffi
e un signore di certo cinese con una busta piena di cavoli.

La meraviglia di vivere fra gente diversa,
la mervaglia di stare in questo ed altri mondi

Questo modo di crescere fa diventare grandi.

Io lodo tutto ciò che non mi assomiglia,
si allenano gli occhi, si considerano altri piani.

that night it was too soon

domenica, marzo 28th, 2010

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Ewa Brzozowska

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La pietra umida teneva sveglio il sedere
e la sera, oh, la sera, aveva l’odore dei tuoi capelli al risveglio.
Cercavo di contare, se non le stelle,
le ore che mancavano al congiungersi delle nostre mani,
a quella stretta senza fuga, dove le dita s’intrecciavano in multipli tanghi assassini.
Quando l’amore scava, arriva sotto l’ombelico e ti solleva e ti guarisce
e ti fa sentire che è valsa la pena aspettare la notte di San Lorenzo
e bluffare dicendo che quella luce negli occhi era la tua migliore stella cadente.

Stammi tuttattaccato, ora.
Voglio non ci siano né spazio, né superficie.
Per noi ora c’è solo la lacuna della ragione.
Quel bellissimo vuoto circondato da vergini suicide,
dai radiohead e dall’incanto delle aste dei saltatori in lungo.

Ti prego, restiamo così, stupidi, spalla contro spalla,
guardando davanti col petto fiero di chi sfida
la guerra del nulla,
coi nostri cuori come scudi
e il nostro sesso pronto a scagliare la prima pietra,
noi peccatori originali che a nulla valgono le imitazioni

Questa nostra mezza vita che ci rimane è forse la più bella delle sette,
ma anche delle otto, ora in cui si accendono i fuochi dei fornelli,
si sceglie il vino e i vetri sudano vapore invadente.

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Sotto la pelle e per ogni città del mondo

sabato, marzo 13th, 2010

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ramez el said

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Oggi ero seria.
Seduta accanto al finestrino guardavo correre la periferia
dipinta di erbacce e scritte e rifiuti aspettando di arrivare a Roma.
Tu stavi lì, accanto a me, la tua mano sopra la mia coscia
con le dita che stringevano un po’ come a dirmi sei mia.
Pensavo.
A i tuoi occhi che guardano dove guardo io
e alle tue parole cattive che come frecce mi si piantano nel cuore
senza farlo sanguinare.
Io non sono una donna senza fantasia
ed è perciò che è stato disposto dalle autorità invisibili che io ti ami.
Non ci puoi fare nulla, accade.
Come la pioggia che ora macchia il vetro di perle diagonali.

Vedi, lo so che prima o poi non seguirai più i miei viaggi,
che ti alzerai per sempre e io non ti guarderò andare via,
ma lascia che ora io ti accompagni, dentro a un’idea,
nascosta in una fuga piccola, fra le pieghe della tua sciarpa,
in tasca, nel rosso dei tuoi occhi.
La mia natura magica e sentimentale conosce cose che tu ignori, ignaro.

Prendimi pure in giro,
tanto la sento la pressione delle tue dita su di me
e tua lo sono, sotto la pelle e per ogni città del mondo.
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(Viaggio a Roma, tempo fa)

Quasi fosse sera, notte, stelle a manciate, cupo rosso di una collina che s’è mangiata il sole.

martedì, marzo 9th, 2010

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E ricomincerò daccapo,
spaziando le interlinee, pensando a te,
ragazzo, che mi piacevi da morire,
solo che a quell’età non ci si pensa per davvero,
a morire e nemmeno a piacere
Si vive di piccole attese, di battiti accelerati,
di curve improvvise, di sbalzi d’umore.
Poi ci si accorge che gli altri hanno fatto così,
come i nostri genitori,
e allora si fa così anche noi e si sceglie.
Una donna, un uomo, che non fanno per noi,
contrari al comune senso
del buonsenso, non parlo del pudore,
quello viene dopo, quando si capisce che
c’eravamo sbagliati.
E allora, via, si cuciono le asole, perché i bottoni
non ci passano più e tanto vale prender freddo,
sentire il vento che trapassa, remoto
e cinge la cassa toracica nel senso ampio di una
solitudine necessaria, fatta d’echi e canzonette,
salutare:

Addio

E ricomincerò daccapo,
amando alla rinfusa, quasi fossi in una fiera di paese,
bendata, cercando di colpire la pentolaccia,
sperando in petali di rose e suggestioni,
evitando luoghi comuni,
viaggiando col gomito fuori dal finestrino,
come i cafoni prima di Melegnano, in coda,
quasi fosse il diciotto di agosto, quasi fosse casa,
buongiorno portinaio, dove sei amore.

Quasi fosse sera, notte, stelle a manciate, cupo rosso
di una collina che s’è mangiata il sole.
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sabato, gennaio 2nd, 2010

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Nascondile chi sei

diventa un altro uomo

poi torna te stesso

per lei non sei mai uguale

perchè dentro ha un inventore

che brevetta stanze buie

lei passa e le accende

una ad una

Amala a ore

come una camera

amala a minuti come un tassista

Lei non resta,

dura il tempo di una corsa

Come questa nostra vita

di cui siamo passeggeri

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(Le istruzioni, Parigi)