Quasi fosse sera, notte, stelle a manciate, cupo rosso di una collina che s’è mangiata il sole.

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E ricomincerò daccapo,
spaziando le interlinee, pensando a te,
ragazzo, che mi piacevi da morire,
solo che a quell’età non ci si pensa per davvero,
a morire e nemmeno a piacere
Si vive di piccole attese, di battiti accelerati,
di curve improvvise, di sbalzi d’umore.
Poi ci si accorge che gli altri hanno fatto così,
come i nostri genitori,
e allora si fa così anche noi e si sceglie.
Una donna, un uomo, che non fanno per noi,
contrari al comune senso
del buonsenso, non parlo del pudore,
quello viene dopo, quando si capisce che
c’eravamo sbagliati.
E allora, via, si cuciono le asole, perché i bottoni
non ci passano più e tanto vale prender freddo,
sentire il vento che trapassa, remoto
e cinge la cassa toracica nel senso ampio di una
solitudine necessaria, fatta d’echi e canzonette,
salutare:

Addio

E ricomincerò daccapo,
amando alla rinfusa, quasi fossi in una fiera di paese,
bendata, cercando di colpire la pentolaccia,
sperando in petali di rose e suggestioni,
evitando luoghi comuni,
viaggiando col gomito fuori dal finestrino,
come i cafoni prima di Melegnano, in coda,
quasi fosse il diciotto di agosto, quasi fosse casa,
buongiorno portinaio, dove sei amore.

Quasi fosse sera, notte, stelle a manciate, cupo rosso
di una collina che s’è mangiata il sole.
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