Archive for the ‘salvataggio’ Category

Generazione, generazioni

martedì, agosto 3rd, 2010

.
.
.
.

Ragazza drammatica

Ragazza drammatica

.

Bambina felice

Bambina felice

.
.
.
.

mercoledì, luglio 28th, 2010

.
.
.
.
.
.
the_parisian_love_by_yuribonder
.
L’amore costa.
E’ acquattato nelle parole, tende trappole e magnifici tranelli, lessico e temporali,
gola e precipizio.
L’amore vero non lo è mai, perché l’amore mente con gioia,
sbalordisce per quanto sia a suo agio con i forse, con i vedrai, i seppure e i mai.
Per alimentare la sua sopravvivenza l’amore si adatta,
può vivere senza acqua, senza pane, senza luce,
cresce dentro a un corpo estraneo , deforma i muscoli, abbassa le diottrie,
amplifica lo strazio del vuoto e quando lo colma, spaventa. L’amore.
Puro e laido, buio e universale,
che quasi se ne farebbe a meno avendolo provato.

L’amore costa.
E’ tana, giardino,
lo scandalo e l’assurdo, la strada, la ferrovia,
carne e macerie.

E in palio ci sono giorni da non dimenticare ed è per questo che non ci scordiamo.
Non ci scordiamo mai d’amare.

I grandi uomini non finiscono mai, continuano nelle nostre teste. Le parole che hanno scritto lavorano dentro di noi tutta la vita per renderci migliori.

sabato, giugno 19th, 2010

.
.
.
.
.
.

La morte del topo

sabato, giugno 12th, 2010

.
.
.
.

.
.
Questa è la storia di un topo che ebbe una morta prematura,
una sepoltura insperata e un degno funerale.
Al topo fu dato un nome alla sua morte, un gesto assai controcorrente.
Della sua vita non si sa pressoché niente, se non che era di taglia piccola
e che sembrava dormisse invece d’esser trapassato, un oramai piuccheperfetto.

Questa è la storia di due amiche del cuore, di cui una orfana di mamma.
L’altra certamente no, perché io che sto scrivendo del topo la storia, sono sua madre.
I bambini hanno poteri nascosti e rendono la morte celeste,
la celebrano con solennità spicciola, la prendono sul serio,
danno alla morte una sorta di principio,
mai una vera fine. Non è un gioco e un momento delicato,
impone parole che abbiano un certo peso, ma capaci di lievitare come torte.

La bambina che non è mia figlia ha usato le stesse parole che ha ascoltato un giorno di ottobre
di due anni fa e le ha regalate al topo che se n’è volato in cielo, rispedito ad un mittente
immaginifico e divino, il pensiero di un bambino.
.

Maurice Audin, il fantasma di Algeri

giovedì, giugno 10th, 2010

.
.
.
.
.
ernest_pignonernest
.
Tempo fa lessi un articolo su Le Monde,
ho avuto voglia di tradurre qualche passaggio, di fare una piccola ricerca, di scrivere.
Perchè tutti gli uomini che scompaiono, aiutati dalle autorità politiche, militari o religiose,
trovino un po’ di pace almeno nell’essere ricordati.
Oggi ho ritrovato quel foglio dentro Lezioni Americane di Calvino,
uno dei libri che uso quando do lezioni d’italiano per arrotondare il mio stipendio.
Le date mi hanno invitato a non pensare ad una casualità, io credo a certi morti molto più che a certi vivi.
Lo ripropongo qui.

50 anni fa un matematico comunista di 25 anni, assistente alla facoltà d’Algeri,
sposato e padre di tre figli piccoli, venne arrestato e torturato da soldati francesi.
Nessuno l’ha più rivisto.

Era un medico, credo. Stava dalla parte degli algerini , dice una ragazza in hidjab.

Mi sembra che fosse un poeta, aggiunge una studentessa”

L’11 giugno 1957, in piena battaglia d’Algeri, Maurice Audin,
viene arrestato dai paracadutisti francesi perchè sospettato di aiutare gli indipendentisti del Fronte di Liberazione Nazionale.
Dieci giorni più tardi, il 21 giugno, Josette Audin,
insegnante di matematica in un liceo d’Algeri, apprende che suo marito
è “scappato” dalla jeep che lo trasferiva da un carcere ad un altro.
Poi più niente. Il suo corpo non verrà mai più trovato.
E la versione ufficiale data dall’esercito non è
stata mai rettificata, anche se oramai è accertato che il giovane è
morto sotto tortura nel centro interrogatori di El-Biar.
Per le autorità politiche e militari francesi Maurice Audin è ancora oggi un evaso.
.
Questo è il sito di un artista che lo tiene ancora in vita
.

L’omero a braccio

domenica, maggio 30th, 2010

.
.
.

.
Scuotila.

Che corra con le scarpe sbagliate
e dopo leccale i piedi,
falange dopo falange,
guardandola in bocca.
Mettile in mano gli occhi e in tasca il tuo sesso,
che possa ritrovarlo ogni volta che cerca le chiavi.
Rendile ludico il cammino, lubrico il sorriso, lento il passo,
falle dono del dio in errore,
quello che hai incontrato mentre non la stavi cercando.
Sporca la sua bandiera bianca come fosse biancheria,
che lei, no, non ce la fa più, lei no, non ce la fa più.
Quella tua donna è in procinto di dolore, di soccombere al candore,
è suscettibile di morte apparente.

Scuotila.
Dammi retta, se non puoi darle fiducia.
.
.
Frida Staar (sotto dettatura)

Meglio di sì, meglio Queneau

mercoledì, maggio 12th, 2010

.
.
.
.

Era dunque l’après-midi,
m’ero vista riflessa nello specchio lungo appoggiato alla parete,
bianca, come le mie recenti bandiere.
Niente da dire, niente da osservare,
se non quell’aria demodée che da sempre accompagna la mia faccia.
Un viso largo, due grandi occhi nocciola un po’ strabici,
un naso altero, una bocca prudentemente chiusa
su parole che nemmeno io vorrei sentire.
Ad un certo punto e virgola,
complice il passaggio di un meteorismo nel cielo del mio ventre,
ecco far la sua apparizione un’appropriazione indebita,
una congiura piccola, un plissé.

In quell’impreciso istante fece la sua comparsa l’imprevisto.
Era un imprevisto sano, di taglia piccola,
dagli occhi molto veloci, imprendibili.
Bene, non sapevo bene come comportarmi bene
e dunque provai ad impressionarlo facendo il verso del tacchino,
poi gli recitai i sedici peti in do maggiore,
dopo di che tutto il repertorio di rutti in falsetto,
mimai un drago nell’intento d’incenerire tutti i bagagli incustoditi
di tutti gli aeroporti del mondo,
tentai una mossa partenopea, un’inezia svizzera,
un capitombolo, un cerchio di fumo, un’accondiscendenza inaspettata.
Nulla.
L’imprevisto si chiama così e a lui piaci impreparata.
Non hai armi. Non hai borsette.
Nemmeno puoi partire, puoi solo sbadigliare.
L’imprevisto teme la noia, la rifugge.

Tornando a bomba, scoppiai in una risata.
E l’imprevisto fuggì insieme all’attimo che da sempre lo accompagna.

.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

.

Parabola satellitare

domenica, aprile 11th, 2010

.
.
.
foto di Horvat
.
Un giorno qualcuno mi ha chiesto cosa stai cercando cecilia ?
Io gli ho risposto con una verità :
cerco qualcuno che presti attenzione alla punteggiatura,
almeno nel mentre formula domande.
Il vecchio (chi un giorno qualcuno ti chiede cosa stai cercando cecilia? è sempre un vecchio)
parse disorientato e dunque fu egli a smarrire il cammino, mentre io ritornai la pecorella di sempre.

Ebbene ?
Ebbene,
Ebbene ?

(la scena si svolge in una valle, da cui si evince il fatto che l’eco sia un fenomeno normale
all’interno della narrazione)

Ebbene, niente.
Ho finito la vodka e tutta la vita qua attorno mi par insopportabile.
.
.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

no, non ce l’ho

giovedì, aprile 8th, 2010

.
.
.
Solo qualcuno è a conoscenza della mia capacità di trasformazione.
Al bisogno m’invento eroe di guerra, dama di compagnia,
fata, lolita e zia.
Volpe e cartone animato, serial killer, topo e insegnante di trombone.
Vampiro.
Discinta e in uniforme, bisognosa d’amore e sprezzante del pericolo.
Alfiere e damone, soprattutto infedele e crociata.
Una parola.

t’as une cigarette?

E il buio cola
cola e ammanta

scivola sullle fontane e sui muri di palazzi tesi,
borghesi, presuntuosi nella loro mole illuminata
fa neri i cancelli dell’Eliseo
con le inferriate lucidate luccicanti, illustri

le sedie del Jardin de Luxembourg vuote di sederi
le aiuole silenziose, il prato rigido di freddo
gli asini nelle stalle
gli alberi che sognano piume nuove fra le foglie

Il buio ingrassa la notte
e ingravida i pensieri

il cielo è nero d’astuzia e d’immobilità

t’as une cigarette?

E accesa rimango solo io
a guardare il declino di questa notte ruvida e casuale.

that night it was too soon

domenica, marzo 28th, 2010

.
.
.
.
Ewa Brzozowska

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

.
.
La pietra umida teneva sveglio il sedere
e la sera, oh, la sera, aveva l’odore dei tuoi capelli al risveglio.
Cercavo di contare, se non le stelle,
le ore che mancavano al congiungersi delle nostre mani,
a quella stretta senza fuga, dove le dita s’intrecciavano in multipli tanghi assassini.
Quando l’amore scava, arriva sotto l’ombelico e ti solleva e ti guarisce
e ti fa sentire che è valsa la pena aspettare la notte di San Lorenzo
e bluffare dicendo che quella luce negli occhi era la tua migliore stella cadente.

Stammi tuttattaccato, ora.
Voglio non ci siano né spazio, né superficie.
Per noi ora c’è solo la lacuna della ragione.
Quel bellissimo vuoto circondato da vergini suicide,
dai radiohead e dall’incanto delle aste dei saltatori in lungo.

Ti prego, restiamo così, stupidi, spalla contro spalla,
guardando davanti col petto fiero di chi sfida
la guerra del nulla,
coi nostri cuori come scudi
e il nostro sesso pronto a scagliare la prima pietra,
noi peccatori originali che a nulla valgono le imitazioni

Questa nostra mezza vita che ci rimane è forse la più bella delle sette,
ma anche delle otto, ora in cui si accendono i fuochi dei fornelli,
si sceglie il vino e i vetri sudano vapore invadente.

.